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I sogni non appartengono alla notte

Pubblicato: 15 ottobre 2012 da Dario Stissi in Pagine d'inchiostro, Pensierole
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A.s. Ci saranno errori di grammatica, di lessico, di battitura, di distrazione e chi più ne ha più ne metta! Se tutto ciò potrebbe turbare la tua sensibilità sei nel posto sbagliato!

Buongiorno piccole gocce d’inchiostro vagante!

La notte è saggia e lo è ancora di più quando la saggezza si diffonde tra più persone riunite in una discussione!

Ho sempre pensato che la forza di una persona sia sufficiente ad affrontare i piccoli grandi problemi della vita ma l’energia di più persone messe insieme potrebbe annientare il mondo. Così, quando ti ritrovi ad accudire con le tue parole una persona cara in difficoltà ti spogli dal tuo essere uno, nessuno e centomila (Pirandello Docet) e diventi, o almeno ci provi, il più puro possibile.

Davanti a certi discorsi, a certe persone e a certa maturità non puoi far altro che demolire le tue cinta murarie e lasciarti andare. Sfogare i tuoi pensieri più nascosti; quelli silenziosi che come la costante goccia di un rubinetto che perde, finiscono per bucarti l’anima. Io credo che tutte le persona assomiglino ad una batteria di bottiglie di champagne: quel maledettissimo tappo trattiene la tua voglia di scoppiare, piangere, sfogarti e gridare. Certamente ogni persona è diversa dall’altra (grazie a Dio è così), c’è chi riesce a parlare tranquillamente dei suoi problemi e chi invece assorbe fino a scoppiare. Come se la bottiglia di champagne anziché liberare il gas attraverso l’apertura del tappo di colpo esplodesse spargendo intorno a sé centinaia di pezzi di vetro. Quei pezzi di vetro che per primi andranno a colpire le persona che ami e che ti sono state sempre vicino.

Tu ti guardi e ti ritrovi a pezzi, sparso sul pavimento di un pavimento vuoto e inizi a raccogliere i tuo cocci e ricomporti fino a riformare la bottiglia stupenda che eri prima di esplodere. Il giro poi ricomincia…

Bisogna imparare crescendo che la soluzione non è l’esplosione ma l’apertura del tappo! La festa che inizia in quel momento, il liberare sulla giusta via le bollicine del tuo brio e della tua gioia per poi brindare con loro alla vita.

In certe occasioni gli “amici” di sempre, quelli che dovrebbero scappare da te quando minimamente avvertono che qualcosa non va, latitano e cercano di non stressare la loro già stressata vita con i tuoi pensieri e le tue frustrazioni. Non tutti gli amici sono così, ma il 98% lo è. Certamente questo è il mio modestissimo parere! Ti ritrovi così a incontrare gente che conosci poco o niente e stringere in pochissimo tempo un rapporto che magari non hai con persone che conosci dall’infanzia, forse perché troppo piene di preconcetti e sicurezze. Fatto sta  che questi “sconosciuti” riescono ad aprire i cassetti più nascosti del tuo cuore e ti lasciano il giusto spazio per sfogarti e vi dico di più: TI ASCOLTANO!

Viviamo un periodo storico molto difficile per la nostra generazione. Un periodo in cui gli sforzi e i sacrifici non hanno più valore e dove nemmeno il pezzo di carta ha più rilevanza. Dicono che non ci sono più guerre, che il mondo non ha mai conosciuto un periodo così lungo di pace: SI SBAGLIANO! Non capiscono che non sono i più i cannoni a sparare non sono i bombardamenti dall’alto che stanno uccidendo le persone. Ci state ammazzando psicologicamente!

Una guerra sottile e diretta che sta rendendo il mondo globale sotto una pesante e costante dittatura economica, ci stanno svuotando non solo le tasche ma anche l’anima.  Solo chi non perderà mai il piacere delle parole, del profumo dei libri, della filosofia del carpe diem e solo chi riuscirà a comprare per bisogno e non per imposizione potrà definirsi realmente forte.

Che ce ne frega a noi dello spread, del pil, della borsa, della banca centrale, di Draghi (preferirei parlare di come si sconfiggono i draghi e si salvino le principesse, di Monti (gli unici che mi piace ricordare sono quelli di Heidi) , di sacrifici, di tasse, di lacrime e sangue.

Che ce ne frega a noi se voi non avete più fantasia e i numeri hanno preso il posto della vostra immaginazione?

NOI VOGLIAMO SOGNARE!

Non importa se poi riusciremo a realizzare i nostri sogni, ma vogliamo avere la mente libera per poter sognare e immaginare una vita diversa da quella che ci state dando VOI!

 

 

 


Berlusconi non è più. Non è più leader, non è più primo ministro e, soprattutto, non è più protagonista indiscusso della scena politica nazionale.  Qualunque sia il giudizio che si voglia esprimere su ben diciannove anni di indiscussa leadership, questa è la verità: è la fine di un’epoca. Un’epoca segnata da scandali, lotte interne, potere mediatico. Comunque si concepisca questa giornata, non sbagliano tutte quelle persone che sono accorse davanti al Quirinale con un grande striscione: “dodici novembre. Giorno della liberazione”.

Era il 1993. Quell’anno Silvio Berlusconi annuncia la sua “discesa in campo” con un nuovo partito, Forza Italia. Risulterà una scelta azzeccata: vincerà le elezioni e comincerà un periodo di assoluta supremazia politica. Ed ecco, allora, il governo Berlusconi I, interrotto dal primo “traditore” di una lunga seria, Umberto Bossi. E poi il 2001, con il secondo governo Berlusconi condotto fino alla scadenza naturale della legislatura. E, infine, l’ultimo esecutivo, questo, dilaniato da varie correnti, vari dissidenti e tante (troppe) fuoriuscite. Probabilmente Silvio Berlusconi non si sarebbe mai aspettato un epilogo così poco clamoroso, trionfale. Se vogliamo, un epilogo per nulla “berlusconiano”. Emblematico il suo volto all’indomani del voto sul rendiconto dello Stato, quando ha cominciato a prendere in seria considerazione la possibilità di dimissioni: era incredulo il Cavaliere, sconsolato, probabilmente più deluso che arrabbiato. La delusione di  un uomo che sa che per lui la commedia finisce qui. Il sipario cala inesorabilmente e, dopo diciannove anni, anche l’imperio berlusconiano si spegne, definitivamente.

Donne, barzellette, leggi decisamente opinabili, strabiliante capacità comunicativa, interessi personali che sovrastano quelli collettivi, una cerchia imbarazzante di “bravi” al servizio del capo, attacchi reiterati a chiunque cercasse di sbugiardarlo, dalla magistratura ai giornalisti fino alla (vera) opposizione. Questa è stata la leadership di Berlusconi. Ed è impensabile pensare che ce ne siamo liberati. Diciannove anni hanno dilaniato il sistema politico e, ahimè, culturale italiano. La democrazia, nel senso pieno del termine (non potere del popolo, ma potere per il popolo, al servizio del popolo), si è diradata: il bene collettivo, oggi, passa in secondo piano per il più misero degli interessi. Il berlusconismo non è un’ideologia, non è un colore politico. E’ stata – ed è – per essenza l’antipolitica, l’antidemocrazia, la depravazione, la volgarità e – concedetemelo – la sciatteria.

Non sappiamo quale sarà il giudizio che la storia assegnerà a Berlusconi. Oggi, però, sappiamo che è il baratro della politica italiana. Esprimere un giudizio su Berlusconi, significa esprimerlo sulla politica tutta. Perché, checché se ne dica, Berlusconi è stato per anni la politica in Italia. Ed ecco perché, nonostante tutto, per alcuni il Cavaliere sarà un grande statista, per altri il migliore politico italiano degli ultimi 150 anni. È il segno dei tempi, in qualche modo. È il segno dell’involuzione. Culturale prima ancora che politica. Noi, come milioni e milioni di italiani, ci defiliamo. Per noi Berlusconi non è una figura molto lontana da quella di Mussolini, un politico che, davanti all’indifferenza dei più, ha realizzato tutti i suoi più bassi interessi, accontentando le sue passioni, i suoi desideri, le sue perversioni.

Oggi, dunque, è lecito festeggiare. È lecito pensare che qualcosa stia cambiando. Ma attenzione. Giorgio Gaber, autore dall’intelligenza lungimirante, diceva: “Non ho paura del Berlusconi in sé. Ho paura di Berlusconi in me”. Se il Cavaliere esce di scena, tanti piccoli “Berlusconi” popolano, a destra e a sinistra, la nostra politica. L’amministratore che incarica i suoi amici più stretti è un Berlusconi, l’uomo d’affari che corrompe il politico per l’appalto è un Berlusconi, il delinquente che sfida a suon di ingiurie la magistratura è un Berlusconi. Le cricche sono berlusconiane. I faccendieri. I corrotti. I latitanti.

Bisogna capire, in pratica, che non è più possibile farci scivolare tutto addosso. Silvio Berlusconi, col suo stuolo di televisioni e giornalisti, è riuscito a renderci acritici. A privarci di quell’intelligenza democratica che ci siamo conquistati negli anni, anche a caro prezzo. Ora che un’epoca è finita bisogna tornare a pretendere non una politica, ma la politica. Bisogna tornare a gridare, a dire la nostra. A chiedere rispetto. Bisogna tornare ad indignarsi quando un politico svende l’immagine dell’Italia, corrompe o viene corrotto, favorisce, compra o si lascia comprare. Per troppo tempo la politica ha fatto il bello e cattivo tempo in Italia. Per diciannove lunghi anni. È ora di dire basta. È ora di capire che è la società civile che legittima il potere politico. Mai il contrario.

di Carmine Gazzanni

via BERLUSCONI SI DIMETTE/ La fine di un’epoca o l’inizio della fine? Riprendiamoci la Politica.