Ti piace scrivere? Fallo su Romanstopoli!

Pubblicato: 14 ottobre 2012 da Dario Stissi in Links

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ESISTE LA PIETRA FILOSOFALE

tra le cui capacità ci sarebbe stata quella di tramutare i metalli vili in oro? Secoli di alchimia e di chimica hanno dimostrato di no, ma una nuova installazione a metà tra arte e scienza sembra aver trovato nella biologia una nuova risposta alla domanda.I ricercatori della Michigan State University hanno utilizzato il batterio Cupriavidus metallidurans per creare minuscole pepite d’oro a partire dal cloruro aurico (AuCl3), un sale d’oro dell’acido cloridrico estremamente tossico per la maggior parte delle forme di vita conosciute.Il Cupriavidus metallidurans è un batterio che può essere considerato a tutti gli effetti un estremofilo per via della sua capacità di resistere ad alte concentrazioni di metalli pesanti. E’ un microrganismo che ha già trovato applicazioni pratiche in campo scientifico e industriale, ad esempio nel rilevamento di metalli pesanti in ambienti contaminati, ma l’utilizzo pensato dal gruppo di Kazem Kashefi, professore di microbiologia dell’università, è del tutto nuovo e inaspettato.

 

STIAMO FACENDO ALCHIMIA MICROBICA

trasformiamo qualcosa che non ha valore in un metallo prezioso solido dotato di valore” ha spiegato Kashefi. “E’ neo-alchimia. Ogni parte e ogni dettaglio del progetto sono a metà strada tra la moderna microbiologia e l’alchimia. La scienza tenta di spiegare il mondo fenomenologico. Come artista, tento di creare un fenomeno. L’arte è la capacità di spingere la ricerca scientifica” sostiene Adam Brown, professore di arte elettronica dell’università e membro del team di ricerca.Anche un altro microrganismo, il Delftia acidovorans, è noto per la sua abilità di scomporre il cloruro aurico in oro, ma ha la spiacevole abilità di trasformare il metallo prezioso in nanoparticelle che tengono ad accumularsi nel terreno sotto forma di pepite dopo un tempo francamente troppo lungo per un’esposizione artistica.Il C. metallidurans si è dimostrato resistente ai metalli pesanti ben 25 volte di più di quanto si sospettasse in precedenza, ed è anche per questo motivo che è stato scelto per l’installazione artistica dal titolo “The Great Work of the Metal Lover”, un esperimento ai confini tra arte e scienza in cui il batterio crea oro a 24 carati all’interno di un bioreattore.

KASHAFI E BROWN

hanno alimentato i C. metallidurans con dosi massicce di cloruro aurico, dosi che tuttavia non sembrano aver avuto conseguenze sul metabolismo di questi batteri. Come sottoprodotto della digestione del cloruro aurico, i C. metallidurans producono piccole pepite d’oro, visibili attraverso il vetro del bioreattore.Se già state volando con la fantasia immaginando enormi bioreattori popolati daC. metallidurans che sfornano pepite d’oro a non finire, i ricercatori tengono a precisare che riprodurre il loro esperimento su larga scala sarebbe del tutto proibitivo in termini di costi.Ma la ricerca sul C. metallidurans, oltre a fornire preziose informazioni sulle conseguenze cellulari della contaminazione da metalli pesanti, potrebbe aiutare a trovare nuove strade per l’approvvigionamento di alcuni elementi così importanti per l’economia moderna, strade possibilmente più ecosostenibili di quelle percorse oggigiorno.


21 dicembre 2012. La data fatidica che i Maya avrebbero indicato come giorno della fine del mondo si avvicina. Se ne sente parlare ormai da mesi, in modo a volte quasi ossessivo. Eppure, il misterioso popolo del Centroamerica non è l’unico ad aver predetto un simile evento di portata planetaria in concomitanza con il ritorno degli Dei. Ne sono piene anche le tradizioni dei Nativi Americani- i Pellerossa, per intenderci.


“È vero, ce ne sono molte e sono relative soprattutto agli Hopi, una tribù del sud-ovest americano. Gli Hopi hanno ricevuto questi insegnamenti, scolpiti su roccia, da un ‘kachina’- per loro i kachinas sono i ‘grandi maestri’ – detto Kachina Massau , una sorta di avatar che scende sulla Terra e dona  loro un corpo profetico diviso in due tronconi, uno che riguarda il popolo Hopi e uno che riguarda l’intera umanità.”
A parlare è Enzo Braschi, l’attore reso celebre dal personaggio del “paninaro” nel fortunato programma tv “Drive In” e protagonista di tanti film. Ma dietro i panni del comico, si nasconde un grande esperto della cultura di questi popoli. Laureato in filosofia, con una tesi sulla spiritualità dei Nativi Americani delle Grandi Praterie, Braschi oggi è  uno dei pochi “visi pallidi” ammesso alle loro cerimonie più sacre. Quindi, la sua è una conoscenza molto profonda.
“Ci sono stati dei riscontri a queste profezie, ad esempio a tutte quelle che parlavano dell’arrivo dell’uomo bianco, che avrebbe portato pali dai quali passa la voce, le rotaie, il treno… “, mi spiega. Alcune di queste visioni del futuro sono molto curiose. “Infatti,  una dice : <Ci sarà un tempo in cui i Bianchi porteranno i capelli lunghi e professeranno l’amore per Madre Terra come noi> e  si riferivano agli hippy. Addirittura un’altra dice che un giorno le donne accorceranno le loro gonne… Quindi davvero molto attuale! Ma macrocosmicamente previdero anche l’avvento del Nazismo e la bomba atomica su Hiroshima.”

Non solo. Anche gli Hopi, nel loro corpus profetico rivelato da questa entità scesa dal cielo, parlano di un avvicendamento di mondi diversi. L’attuale, quello che per loro era il ‘quarto mondo’, starebbe per finire. “Videro l’arrivo di un quinto mondo- conferma Enzo Braschi- ma non in modo cruento. L’Armageddon, se così vogliamo chiamarlo, è il conflitto tra materialismo e spiritualità, ovvero segna il decadere di vecchi valori e codici che ormai hanno fatto il  loro tempo, per l’inizio di una nuova spiritualità che ci vedrebbe tutti correlati e uniti, proiettati in un futuro di veri fratelli, non più in competizione gli uni con gli altri.
In fondo però è lo stesso concetto espresso dai Maya, anche se i due popoli non si sono mai conosciuti. Anche loro individuarono il crollo di un quarto sole e l’avvento di uno nuovo, il quinto, dopo la fine del ‘Lungo computo’, che durava  5125 anni: infatti inizia nel 3113 e finisce, simbolicamente, nel 2012. Ma non è la fine del mondo. È la fine di un modo comportamentale e di un mondo troppo materiale.  Guarda caso, la ‘Valle dei nove inferni’, come la chiamavano gli Hopi, parte nel 1492 mentre il ‘Tempo dei 13 cieli’ incomincia proprio nel 2012…”
Una profezia dunque rassicurante, che annuncia un nuovo periodo di pace e di unitàtra tutti gli esseri umani, ma anche il ritorno imminente sulla Terra degli stessi Kachinas. Sembrano riecheggiare le parole di tanti altri testi sacri che proclamano l’avvento prossimo di un dio. Divinità che nelle diverse culture spesso assume caratteristiche così umane da far pensare che si tratti di una creatura in carne ed ossa proveniente, forse, da altri mondi o da altre dimensioni, come sostiene la Teoria degli Antichi Astronauti.
“Bè, Massau è un kachina e i Kachinas sono messaggeri del Popolo delle Nuvole. I Maya li chiamavano Moxul- che vuol dire ‘guardiani’- gli Antichi Egizi invece Neteru, che significa sempre ‘guardiani’, i Sumeri citavano gli Anunnaki (“Coloro che dal cielo scesero sulla Terra”), nella Bibbia si parla di Elohim,  i Dogon del Mali sub-sahariano li chiamano Nommu…
Compare un riferimento simile anche tra i Cherokee e tra le altre etnie dei Nativi Americani: c’è sempre stato un grande rapporto con il sopra e la Terra era lo specchio del sotto. Nello specifico, gli Hopi dicono che i Kachinas sono stati i primi maestri che hanno portato i dettami della civiltà e che ci hanno insegnato la fratellanza, che poi è il messaggio salvifico di ogni religione”.
Insomma, ci sarebbe una sorta di “fil rouge” che collega- nonostante le distanze nello spazio e nel tempo- civiltà sorte in diversi continenti e in diverse epoche? “Secondo me, sì- afferma sicuro Braschi. “C’è un filo conduttore che mi fa capire che è effettivamente reale quello che viene detto nelle varie mitologie, che mitologie non sono. Se dicono le stesse cose gli Inca, i Maori, gli aborigeni australiani, i testi sacri tibetani, i Dogon, i Maya, gli Aztechi… credo ci sia qualcosa. Non si conoscevano, non parlavano la stessa lingua, però ci hanno lasciato uno stesso corpo profetico di insegnamenti.
Non dimentichiamoci poi che c’è un’altra stele maya venuta alla ribalta della cronaca da poco, anche se ritrovata molti anni fa, sempre in Messico, dove si annuncia che ci sarà la fine di un mondo- non del mondo-  ma anche l’avvento di un grande maestro delle stelle che verrà, non credo per esigere il conto- cosa che potrebbe pretendere, visto quello che abbiamo fatto al pianeta e a noi stessi- ma per ristabilire un ordine morale, per insegnare di nuovo che dobbiamo rispettare ogni forma di vita.

I Nativi Americani dicono: <I Popoli delle stelle ritorneranno perchè sono ansiosi di farci comprendere che dobbiamo superare tutte le barriere razziali, religiose, linguistiche per ricollegarci gli uni agli altri, per riunirci a Madre Terra e alle stelle, così da avereaccesso al mondo superiore, quello spirituale. Saremmo molto attesi da loro, se smettessimo di essere così stupidi.”
Mentre i Maya hanno fissato una data- quel 21 dicembre 2012 tanto vicino- nelleprofezie Hopi invece manca il giorno esatto in cui inizierà questa nuova fase dell’Umanità. Ma il kachina Massau ha lasciato detto quali saranno i segnali per capire che il momento è giunto. “Una delle ultime profezie dice che ci saranno due segni principali”- dice Enzo Braschi.
“Il primo: quando la luna comparirà sulla Terra. Forse è un riferimento ai tanti Crop Circle che riportano il disegno della falce lunare. Il secondo: quando una cometa tornerà. Molti pensano alla cometa Hale-Bopp, già passata nel 10.500 a. C quando dicono che scomparve Atlantide, poi ancora duemila anni fa per la nascita del Cristo e molto di recente, nel 1997.”
Altri interpreti, invece, associano la “Blue Kachina”- questa stella che annuncerà il ritorno degli Dei- alla cometa appena scoperta dagli astronomi, chiamata Ison. È già entrata nel nostro sistema solare e sarà  visibile nel nostro emisfero con un normale telescopio dal mese prossimo.  Ma poi, dopo essersi avvicinata in modo straordinario al Sole, dovrebbe diventare così luminosa da poter essere ammirata ad occhio nudo in pieno giorno per due mesi, dal novembre 2013. Se davvero questo fosse il segnale, bè, mancherebbe poco.

“Per gli Hopi, questo corpo celeste in realtà è fatto da entità spirituali che possono assumere forma umana. Così i Kachinas torneranno nelle piazze degli antichi Pueblos e danzeranno togliendosi la maschera e mostrando le loro vere sembianze. Questo perché da sempre queste creature, nelle cerimonie sacre, vengono impersonate da Hopi che danzano con maschere terribili. Gli Hopi dicono:< I Kachinas sono brutti, ma non bisogna amare solo ciò che appare bello, ma ciò che è bello dentro anche se l’aspetto esteriore non lo è> .
Infatti Kachina Massau non era per niente attraente: era piccolo, con grandi occhi e mi fa pensare fosse un alieno Grigio che si è manifestato loro! Dunque l’avvento dovrebbe essere imminente, come ho detto in un libro che ho scritto poco tempo fa, intitolato ’2012: l’anno del contatto’. Ribadisco: non sarà  la fine del mondo, ma l’inizio di una nuova era. Quindi spero che i Kachina o i Neteru o gli Anunnaki si facciano vivi e ci rimettano un po’ insieme.
Credo che l’umanità sia pronta, c’è una massa critica in aumento, ci sono sempre più persone consapevoli che i vecchi valori hanno fatto il loro tempo e che dobbiamo rimpossessarci di noi stessi. Inoltre  l’era dei Pesci sta finendo e comincia quella dell’Acquario: dobbiamo  la luce per illuminare il mondo. È venuto il Cristo, sono venuti tanti avatar a mostrarci la via dello spirito, ma ora spetta a noi.”

http://www.extremamente.it/


A.s. Ci saranno errori di grammatica, di lessico, di battitura, di distrazione e chi più ne ha più ne metta! Se tutto ciò potrebbe turbare la tua sensibilità sei nel posto sbagliato!

Oh oh è già mattino, ma che bella cosa!

Che bella cosa svegliarsi naturalmente senza il suono maledetto di una sveglia, stiracchiarsi, rigirarsi e pensare e ripensare con la mente pulita e rigenerata. Ho sognato ad occhi aperti migliaia di cose bellissime durante i miei tranquilli risvegli. Credo che sia il momento più bello dell’intera giornata.

Senti letteralmente i tuoi neuroni riempirsi di voglia di immagini e desideri e ti sembra ancora di stare dormendo e magari sognando cose bellissime e a volte, sfortunatamente, surreali. Continuare a sognare ad occhi aperti fa del sogno qualcosa di cosciente e voluto, qualcosa di controllabile e desiderato. Crei ciò che vorresti cambiare nella tua vita o che magari ti aspetti del tuo futuro e dai alla tua giornata un’impronta diversa: di sfida, di riscatto, di creazione.

Che bella parole è CREAZIONE!

Per prima cosa ti viene in mente il mondo, l’universo e il tutto ciò che ruota intorno a te. Cose che non riesci a percepire ma che sai che sono enormemente presenti. Chi le avrà mai create? Un dio, degli dei, la magica natura o davvero tutto esiste da sempre e non per forza c’è un inizio e una fine. Chi ha mai detto che a tutto bisogna obbligatoriamente ricondurre un creatore e un distruttore. Potrebbe essere sbagliato il nostro punto di vista e il nostro modo di ragione su tale questione.

Tutto esiste da sempre e durerà per sempre e se davvero che “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, come il grande Lavoisier ha enunciato; tutto ciò che percepiamo quotidianamente è solo la trasformazione di ciò che un tempo è stato e che in futuro sarà. Anche noi un tempo eravamo polvere (se dobbiamo fare riferimenti biblici) ma poi siamo diventati carne e un giorno forse torneremo ad esser polvere; ma se dalla polvere siamo nati chi può vietare che la stessa polvere non possa tornare ad essere carne?

Il mio è un ragionamento che prova ad andare al di là del religioso o dello scientifico o di qualsiasi altra cosa che si voglia obbligatoriamente racchiudere tra paletti e canoni. Questo è solo il mettere a frutto ciò che l’uomo, e quindi io, possiede: la ragione.

Chi dunque può negare che tutti noi possiamo creare qualcosa! Se per ipotesi dio non esiste e nessuna entità superiore vigila sui nostri destini ma è la natura stessa (dove natura sta per tutto ciò che regola l’esistenza dell’universo: leggi fisiche e quant’altro) che si rigenera. Io oggi potrei svegliarmi e proclamarmi dio di me stesso! Io ho il potere di poter creare qualcosa dal nulla ( il lettore capirà che l’utilizzo del termine creare è sempre soggetto alla premessa fatta sopra riguardante la trasformazione delle cose, quindi parliamo di un effimero creare che altro non è che un trasformare) . Creo la mia giornata e ne determino il percorso: decido se svegliarmi ad un certa ora oppure no, da che lato del letto alzarmi, se fare colazione oppure no e potrei altresì decidere di andare o meno a lavorare. Chi mi vieta di non andarci? Nessuno. Soltanto la società può sviare le mie decisioni e la comunità di massa nella quale siamo infangati prende le decisioni che spettano solo ed esclusivamente a noi.

Ormai nessuno fa caso al fatto che non siamo più liberi nemmeno di creare le nostre giornate nonostante ci sia in noi la voglia innata di farlo. Viviamo in un sistema che ci fa vivere come all’interno di un programma militare: devi fare questo, devi comprare questo, non puoi vivere senza questo, devi comportarti così ecc. Abbiamo perso l’inventiva e l’ingegno e chi prova a farlo combatte contro un mondo talmente radicato e insulso che lo distrugge psicologicamente. Non c’è partita!

Chi prova a creare se stesso finisce per perdere ciò che è se stesso!

Non si fa per cattiveria o per stupidità, è soltanto il frutto di una lotta contro un mostro che combatte attraverso armi impari. La mente pur essendo la cosa più sensazionale e fantastica che l’uomo possieda, ha i suoi labili limiti ed è lì che il mostro va a colpire ed è lì che lui piazza le sue catene. È uno di quei nodi che più ti dimeni per scappare e più lui si stringe sul tuo collo minando la tua vita.

Sfortunatamente siamo tutti schiavi!

Io per esempio sono schiavo delle parole, oltre ovviamente a tutto il resto (mica sono immune dalla schiavitù tecnologica ecc) ma a maggior ragione io sono schiavo di esse. Questa però è a mio avviso è la schiavitù più libera sotto la quale un uomo può cadere. La parola è l’unica cosa che nessuno potrà mai toglierci: sia essa scritta, parlata, GRIDATA, comunicata coi gesti. Nessuno e ribadisco nessuno potrà mai toglierci il piacere di esprimere il nostro pensiero, in molti paesi del mondo magari non potrai condividerlo, ma il tuo io parlante potrà sempre comunicare con qualcuno o addirittura qualcosa. Io ad esempio in questo momento sto comunicando attraverso qualcosa a qualcuno,ma nessuno mi da la certezza che questa qualcosa verrà percepita da qualcuno. Magari nessuno leggerà mai quello che sto scrivendo ma in realtà le parole sono qui belle e stampate, espresse e gettate su questo foglio. Come vedete nessuno può impedirmi di fare ciò che sto facendo, e io mi sento uno schiavo libero!

 

Prima parlavo del mattino, di quante speranze si ripongono in esso e sull’intera giornata che sta iniziando. Che bella cosa svegliarsi e sentire i propri sensi accendersi: l’odore del caffè appena fatto, le mani bagnate sul viso, notare quel raggio di sole che attraversa la stanza e ascoltare i rumori della strada. Tutto questo ti dice che una nuova giornata sta iniziando e che non sarà uguale a quella di ieri ma nemmeno a quella di domani.

Una nuova giornata da vivere!

Perché si sa, ogni attimo è un dono e la trasformazione è sempre lì in agguato; quindi meglio esser sempre pronti e felici a diventare qualcos’altro.

Dario


Corsa all’oro del KlondikeLa corsa all’oro del Klondike, dai più definita corsa all’oro dello Yukon (dal nome del territorio in cui vennero ritrovati i giacimenti auriferi), ebbe inizio quando due navi provenienti dal suddetto territorio, cariche di minatori  e del loro speciale bottino, approdarono nei porti di Seattle e San Francisco. La notizia del ritrovamento di una grandissima quantità del minerale giallo in territorio canadese si sparse a macchia d’olio per tutti gli Stati Uniti e non solo. Migliaia di persone comuni, insegnanti, operai e addirittura un rinomato sindaco, decisero di intraprendere un’avventura verso la ricchezza, o almeno quella che utopicamente speravano di trovare.

Il grande spostamento di masse che accompagnò la corsa all’oro del Klondike penetrò così in profondità nell’assetto sociale degli Stati Uniti poiché alla fine dell’Ottocento (periodo in cui avvennero le scoperte canadesi) il territorio americano era colpito da una forte crisi economica e la gente sognò di rivedere la luce al di là del tunnel proprio grazie all’oro.

Tutto ebbe inizio quando tre minatori, due nativi canadesi ed un californiano, risalendo il fiume Klondike si imbatterono in ricchi giacimenti d’oro nel Fosso del Coniglio (Rabbit Creek) . La notizia di tale scoperta si diffuse capillarmente per tutto il territorio dello Yukon, area in cui proliferava già l’attività mineraria, ma nessuno ancora aveva avuto la fortuna di trovare un giacimento così vasto. Fu quello l’inizio della migrazione di migliaia di persone verso la sorgente aurifera. Dapprima la corsa all’oro coinvolse solo il Canada ma ben presto uscì da propri confini per arrivare negli Stati Uniti e giungere poi fino alle punte estreme dell’Australia.

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