La multa

Pubblicato: 11 novembre 2011 da Dario Stissi in Pagine d'inchiostro, Racconti

Brusco il risveglio quando ti accorgi che sono le 9.12 e hai furbescamente dimenticato di svegliarti alle 8 per andare a mettere il biglietto del parcheggio. Corri giù per i 5 piani del tuo palazzo e ti riversi in strada come un pazzo. Ti dirigi con passo svelto verso la tua automobile con lo sguardo già settato in modalità parabrezza. Il tuffo al cuore arriva precipitoso, quando noti quei fogli adagiati, da quella per  te ormai mano assassina, sotto il tuo tergicristallo. Cazzo la multa!

Con fare indifferente,  poiché il senso di stupidità inizia ad assalirti, la prendi tra le mani e spulci curioso in ogni minuscolo anfratto di essa alla ricerca del numero. Quel maledettissimo numero che punisce la tua distrazione. Lo trovi e inizi a cercare di interpretare quella scrittura che soltanto un esperto di geroglifici egizi può decifrare. 34? 14? 135? L’angoscia ti assale, non riesci ancora a dare un prezzo alla tua colpa. Tenti di aprire la macchina per scappare da quel posto maledetto ma frugando tra le tasche non trovi le chiavi. Cazzo le chiavi! Ti rilanci per i cinque piani del palazzo, apri casa affannato e travolgendo tutto ciò che incontri e finalmente  riesci a prendere le chiavi dell’auto. Via di nuovo giù per le scale e finalmente ti ritrovi nella tua oasi di pace. Il sedile della tua auto ti sembra ora la cabina di una nave ancorata in mezzo all’oceano. Ti senti solo e protetto e adesso puoi tranquillamente dedicarti alla lettura della tua multa senza brutali sguardi indiscreti.

Puoi  pagarla qui, lì, alla Lottomatica, all’ufficio riscossione, dai vigili urbani, alla posta o non pagarla affatto, al massimo possono rifarsi solo su un tuo rene.  Decidi la strada dei contanti, la ressa alla posta non ti piace, e la Lottomatica nemmeno a parlarne, anche perché non avendone decifrato il criptato numero, non sai che cifra apporre su quel bollettino, che ti fissa con fare furbesco.

Vai dal portiere del palazzo e lo implori di spiegarti dove si trova il comando dei vigili urbani,l’uomo  inizia  a descriverti dettagliatamente il percorso, inserendo ovviamente anche i vari punti di interesse che incontrerai nella via. In quell’angolo c’è il bar di tizio, poi girando da lì incontrerai tale negozio di elettrodomestici, dopo quell’incrocio su per quella strada che prima era a divieto ma che ora non lo è più, dovrai superare la concessionaria di auto di un certo sig. x che viveva prima ne palazzo… ecc ecc.

Parti subito a bordo della tua ruggente lancia y blu elefantino, e ti compiaci di come il tuo elefantino ruggisca più del leone del circo che troneggia di fronte casa tua.

Cerchi disperato il posto che il tuo portiere con spiccata enfasi, ti aveva descritto pocanzi. Lo trovi e inizi la danza del parcheggio. Giri e rigiri, guardi, osservi e scruti l’orizzonte, ti senti tarzan nella giungla cittadina. Eccolo!!! Esclama l’omino che vive nel tuo cervello. Prima, seconda, terza e quasi impennando con la macchina, ti lanci verso la preda. Cazzo ho trovato posto!

Ora che hai parcheggiato e ti senti l’uomo più appagato della terra, dodici ore ininterrotte di sesso ti fanno un baffo, ora acquisisci la consapevolezza che devi mettere il biglietto del parcheggio strisce blu. Attento, sbrigati, non allontanarti troppo dall’auto perché i controllori delle strisce sono sempre in agguato, gli avvoltoi brulicano sulla tua testa, alle tue spalle. Sono lì pronti a colpire il tuo elefantino. Avvisti una macchinetta del parcheggio lungo la strada e inizi a camminare svelto verso di essa, ti guardi le spalle e non smetti di fissare il tuo parabrezza. Fai il biglietto e lo piazzi sul tuo cruscotto! Aaaaaaah! Il sospiro liberatorio dell’omino di prima.

Adesso puoi dirigerti verso quell’ufficio, con tranquillità e leggerezza ti muovi tra le auto sostate, e sogghigni maleficamente quando noti gli avvoltoi scrivere, con velocità inaudita, multe su multe.

L’ufficio che cercavi, è lì davanti a te. Lo guardi per qualche secondo e gioisci per averlo raggiunto in così poco tempo e per avere parcheggiato a soli un chilometro e mezzo da quello stabile.

L’usciere in divisa impiastricciata, appartenente sicuramente all’era paleozoica, inizia a guardarti. Ti scruta, e ti inizia a frugare nelle tasche soltanto con lo sguardo e subito dopo averti perquisito senza avere poggiato un dito sul tuo corpo ti dice : < Prego? Cosa desidera?> . Quelle parole rimbombano nella tua testa alla ricerca disperata di una risposta, e lì ricordi il perché sei andato in quell’ufficio. Cazzo la multa!

Quel senso di benessere svanisce, l’amaca su cui il tuo omino mentale stava dondolandosi con il suo analcolico drink, diventa il letto di chiodi del tuo vicino fachiro circense.   Inizi a sudare freddo, e sei a due passi dalla crisi di panico. L’usciere ti fissa con aria interrogativa e arrogante.

<<Devo pagare una multa.>> la butti lì, rapida e indolore. Il vigile trova un senso alla sua esistenza subito dopo le tue parole e con fare sicuro e autoritario dice: < salga queste scale, giri a destra, scenda le altre scale, giri di nuovo a destra, la seconda porta sulla sinistra ed è arrivato> .

Resti immobile, rifletti e un dubbio amletico attanaglia i tuoi emisferi cerebrali. Cazzo qual è la destra e quale la sinistra?!

Inizi una revisione dei tuoi organi vitali, e arrivi alle tue mani. Dunque: con la destra mi lavo i denti, scrivo, cambio le marce quindi non c’è dubbio deve essere questa! Sentendo un’energia scivolare lungo la mano nella quali tieni saldamente la multa.

<grazie>.

Guidato da quella mano fedele ti muovi come uno scoiattolo sugli alberi di hyde park, e riesci a giungere in quel corridoio. La gente si accalca, e l’odore selvaggio della giungla si accalca insieme alla folla. I muri tappezzati di avvisi: prendete il numero, per informazioni il numero è questo, per pagare dovete prendere il numero dalla rotella sulla finestra,  per parlare con un operatore premete il 7. No anzi no, quello è il servizio clienti della wind.

Ti immergi in quella fonduta di corpi, l’odore acre ormai non lo senti più, e dopo avere preso una bella boccata d’aria dici : < chi è l’ultimo?>.  La tua domanda innesca una bomba ad orologeria. Tutti iniziano a guardarsi e le teste si muovono come la lancetta dei secondi in un orologio. Si guardano, si osservano attentamente e aspettano che alla scoppiare della bomba il malcapitato si faccia avanti. Dieci secondi o forse più e un omino basso e pelato posizionato a circa 15 centimetri dal tuo sterno dice :.Ora tutti possono rilassarsi, e come si direbbe in gergo militare: si rompono le righe.

Siete tuttii lì, scalpitanti. Il funzionario sta per aprire la porta, e come alle porte del Paradiso, aspettate il vostro S.Pietro.

La porta scricchiola, la maniglia si abbassa, l’ansia sale, il sudore sgorga come fiumi in piena e con esso l’odore di formaggio stagionato.

La porta si apre, lenta, sibilante. Eccolo S.Pietro.

< Buongiorno! Oggi il computer non funziona. Tornate domani>.

<Cazzo!>

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commenti
  1. Greta Milici ha detto:

    Fenomenale! 😛

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