Il pazzo e la zucca

Pubblicato: 14 agosto 2011 da Dario Stissi in Pagine d'inchiostro

Un pazzo un giorno passeggiando spensieratamente per un bosco si ritrovò davanti una zucca. Si fermò e la guardò e notando in lei delle sfumature particolari decise di prenderla con se. Ad un certo punto la foresta tutta prese vita, come se qualcuno stesse oltraggiandola con un furto, e un’ALBERO parlò all’uomo.
Lo ammonì dicendogli che nessuno poteva privare, quel luogo magico, della bellezza della zucca dorata. Giaceva li da secoli ormai e mai nessuno era riuscito a portarla con se. Ad un certo punto il pazzo voltandosi verso l’albero gli rispose che l’equilibrio della normalita del bosco non combaciava con la sua follia e che quindi ciò che per quell’albero in quel momento era la normalità per lui era l’anormale. L’albero allora riprendendo in mano il discorso e abbracciandolo col suo ramo provò a convincerlo che la magia delle cose sta nel lasciarle come stanno, senza modificarle, e senza privar la natura del suo movimento statico. Tutto dovrebbe esser lasciato alla sua originalità, senza furti o mancanze, senza obblighi o impegni, ma solo con la voglia di avvicinarsi al magico.
Con questo l’albero voleva insegnare all’uomo che non perforza bisogna macchiarsi della bruttezza di un furto(in qst caso della zucca) per impadronirsi di qualcosa di importante, ma basta solo avvicinarsi, lasciarla nel suo mondo, entrare tu stesso nel suo mondo e permettere alla zucca di entrare nel tuo.
A queste parole il Pazzo poggiò la zucca dinuovo sotto i piedi dell’albero e in quel momentò capì che la sua follia non era poi così distante dalla normalità della natura e si accostò all’albero e così disse:
O tu maestoso frutto della Natura che con tanto amore custodisci i segreti di questo bosco, tu che saggio dall’alto dei tuoi secoli oggi mi hai reso vedente. Io che mi credevo pazzo, dove la pazzia non è altro che il normale vivere in mezzo a voi frutti meravigliosi del creato. Mi chiedo adesso, perchè mai il mondo mi etichetta come pazzo quando invece i pazzi sono loro?! Sarà forse la paura di esser normali che rende la gente folle, e rende folli coloro che hanno scoperto che follia è non esser folli. Sono qui adesso e ti ringrazio, ti ringrazio perche hai fatto si che io non derubassi te del tuo tesoro, che magari è anche il mio ma che non lo sarebbe mai diventato se lo avessi rubato a te. Adesso però ti abbandono, la vita fuori dall’abbraccio dei tuoi rami mi attende, tornerò ad essere un pazzo tra i folli, e ogni qual volta sentirò il bisogno di giocare con la zucca tornerò qui e giocheremo tra pazzia natura e magia

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